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sabato 5 novembre 2011

Forse Berlusconi è un marziano!


Conferenza stampa del 4 novembre 2011, alla fine del G20. Quello che, nonostante tutto, è il presidente del consiglio dei ministri, il presidente operaio, il presidente imprenditore, il presidente fabbro, maniscalco, infermiere, astronauta ecc. dimostra di vivere su un altro pianeta.

Parla di "moda passeggera" a proposito degli attacchi al nostro debito pubblico; afferma che siamo "un'economia forte", un "paese benestante"; che "i consumi non sono diminuiti"; che "i ristoranti sono pieni"; che è "difficile trovare posto negli aerei", sarà per questo che usa quelli di stato; che i "posti di vacanza sono iperprenotati". Che, insomma, non gli sembra "che ci sia una forte crisi".
Forse Berlusconi è un marziano! O forse è semplicemente un povero miliardario.

Per chi se l'è perso, ecco il link per godere della profonda analisi, così vicina alla realtà degli italiani!
Segnalo anche il sito dell'Istat, completamente rinnovato da poco, che presenta già dalla home page i grafici dell'andamento di otto tra i principali indicatori economici. Tra questi riporto:
Retribuzioni

Prodotto interno lordo a prezzi di mercato

Indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività




domenica 28 novembre 2010

WikiLeaks, perché Frattini è così preoccupato?

Il ministro Frattini, di solito calmo e compassato, da quando è stata annunciata la pubblicazione di documenti segreti della diplomazia americana da parte di WikiLeaks, è in fibrillazione. Ha evocato persino un complotto internazionale. Tanto ha detto e tanto si è agitato che si sono sorpresi persino gli americani, quasi a dire: ma non dovremmo essere noi a sentirci imbarazzati?

Questa vicenda, per vie sicuramente traverse e irrazionali, mi ha fatto ricordare una storiella raccontata nel film "Sindrome cinese". Riassumo. In un villaggio pellerossa un guerriero chiede udienza al capo e gli chiede con che criterio scelga i nomi dei nuovi nati. Semplice, risponde il capo, esco dalla tenda e se in quel momento vedo un'aquila volare in alto nel cielo lo chiamerò Aquila Che Vola Alta Nel Cielo; se vedo un cervo che corre veloce lo chiamerò Cervo Che Corre Veloce. Ma dimmi Due Cani Che Scopano, perché sei così interessato?

L'esorcismo e il tradimento

Avete notato con che frequenza Silvio Berlusconi accusa di crimini e reati, politicamente parlando ovviamente, le altre forze politiche? Quasi un'ossessione. Criminale andare alle urne ("ma tanto stravinciamo noi"); un reato negare la fiducia al governo da parte di Futuro e Libertà.
Che l'attuale presidente del consiglio sia tra i politici meno misurati di sempre, è cosa nota. Ma perché tanta insistenza sui reati e crimini altrui?
Con tutte le inchieste che lo coinvolgono, direttamente o indirettamente, penalmente e non politicamente, non sarà un esorcismo?

L'altro ritornello berlusconiano di questi giorni è il tradimento. Se i parlamentari di Futuro e Libertà non voteranno la fiducia al governo il prossimo 14 dicembre, saranno tacciati di tradimento nei secoli a venire.
Impossibile non andare con la memoria al primo governo Berlusconi, silurato dopo sei mesi di vita per iniziativa della Lega di Bossi. Anche allora l'accusa fu di tradimento. "Mai più con la Lega" disse Silvio Berlusconi. Ma sappiamo bene che non è andata così. La Lega è tornata ad essere un buon alleato, anzi il migliore, anzi l'unico rimasto, in effetti.
Ogni lunedì Berlusconi e Bossi cenano assieme. Uomo di parola Berlusconi!
Diamo tempo al tempo e, forse, alle cene del lunedì aggiungeranno un posto a tavola.

lunedì 22 novembre 2010

Finanziaria 2011. Il 5 per mille ridotto a un quarto

Taglieggiate le associazioni no profit. Qualunque sia il gettito riceveranno solo 100 milioni.

da Il Sole 24 ore del 19/11/2010 ' Il 5 per mille ridotto a un quarto scatena la protesta del no profit. Il voto sulla finanziaria alla Camera ' di Elio Silva.
Anche il 5 per mille, il principale esempio di sussidiarietà fiscale vigente (benché mai andato a regime, visto che dal 2006 viene riproposto annualmente in via provvisoria) paga dazio alle esigenze della finanza pubblica e dimagrisce dai 400 milioni del 2009 a soli 100 milioni.

Ieri, con una nota congiunta, tutte le principali organizzazioni no profit di secondo livello, dal Forum del Terzo settore alla Consulta del volontariato, da Csv.net alla Convol, hanno chiesto ai parlamentari un atto di responsabilità, per «onorare gli impegni, non colpire i servizi sociali e non togliere quelle risorse che i cittadini destinano al volontariato».

«Non toccate il 5 per mille» è anche la parola d'ordine di un appello indirizzato ieri al Parlamento e ai presidenti delle due Camere da un centinaio di associazioni e Ong, primi firmatari Emergency, Libera, Gruppo Abele, Greenpeace, Medici senza frontiere, Mani tese e Coordinamento dei network internazionali. «Il taglio è destinato a ripercuotersi sull'operatività delle organizzazioni del Terzo settore - denunciano le Onlus - che hanno dimostrato, negli ultimi anni in modo ancora più evidente, una professionalità elevata, oggetto di apprezzamento in Italia e all'estero e motivo di orgoglio per il nostro paese».

«Le risorse diminuiscono proprio quando c'è più bisogno», lamenta Marco Granelli, presidente di Csv.net, il coordinamento dei Centri di servizio per il volontariato. «Giocare al ribasso significa prendersi gioco del principio di sussidiarietà, visto che la misura istituita nel 2006 riguarda un'erogazione decisa dai contribuenti, per la quale lo Stato dovrebbe svolgere solo il ruolo di intermediario».

sabato 3 aprile 2010

Pillola RU-486. La sanità "federalista" di Zaia e Cota

Zaia e Cota, delirio di onnipotenza o trucchetti da cacciatori di consensi facili?
L'elogio del Vaticano
Bersani: "Non sono imperatori"

Il trattamento con la pillola RU-486 come alternativa all'interruzione volontaria della gravidanza per via chirurgica, è stato approvato dai competenti organismi nell'ambito della Legge 194 del 1978.
Il farmaco è già stato adottato in 30 paesi, tra cui la Francia, la prima, tutti i paesi del nord Europa, e persino uno stato a religione islamica come la Tunisia.

I presidenti delle giunte regionali del piemonte e del veneto, nominati da poche ore, non hanno perso l'occasione per mettersi, come diciamo in veneto, dalla parte del formenton - non so come si dica in piemontese, pardon - e gridare "Mai nei nostri ospedali". Mutuando la propria linea sugli OGM, Zaia ha sentenziato "Non daremo mai l'autorizzazione".
Grande rilievo sui mezzi di informazione. Tutti parlano di Cota e Zaia. La chiesa, con monsignor Fisichella, abbocca istantaneamente e plaude a "atti concreti che parlano da soli". C'è già chi allude a un asse Chiesa-Lega, di cattoleghismo e di balena verde.

Ma i cosiddetti Governatori hanno il potere di impedire, in quello che ritengono il loro feudo, l'applicazione di una legge dello stato?. Ovviamente no! E quando il ministro della salute li invita, un po' stizzito, a leggersi la legge, prontamente Cota fa marcia indietro, rettifica, precisa e chiarisce che lui applicherà la legge. Questa è ormai una tecnica collaudata nel centro destra. L'hanno imparata tutti dal socio di maggioranza: spararla grossa e poi dare l'interpretazione autentica, con un piccolissimo problema: che per bersela come buona bisogna dimenticare tutto quello che è stato detto il giorno prima.

Il vero potere delle regioni è la scelta tra il trattamento in day osptital o il ricovero di tre giorni.

Zaia però non ha fatto retromarcia. Alla fine farà come Cota ma intanto continua a recitare la parte dell'imperatore del veneto. Teatro, solo teatro. E il presidente brillantina Linetti è un bravo attore che sa reggere la scena.
Che sia questo il federalismo di marca leghista? Se così fosse bisognerebbe parafrasare il ragionier Ugo Fantozzi: per me il federalismo è una cagata pazzesca!

Pietro Tosarello

domenica 21 marzo 2010

Treviso. Scuola sul lastrico: supplenti senza paga, il preside chiede un prestito

TREVISO (21 marzo) - Supplenti che non sono pagati da gennaio e sono costretti a vivere nella più totale precarietà, e diverse attività consolidate, che ne qualificavano l’offerta formativa, sospese. Il dirigente Flavio Moro ha pensato addirittura, rischiando di persona, di chiedere alla banca di appoggio l’anticipazione di fondi che non si sa se arriveranno.

Leggi l'articolo di Giampiero Maset sul sito del Gazzettino
(spero che il link resti attivo)

domenica 13 settembre 2009

La sai l'ultima?




Ormai non c'è neanche più bisogno di sforzarsi un po' per fare battute e vignette sul premier. Ci pensa lui: basta riportare quello dice e il gioco è fatto.


venerdì 12 dicembre 2008

La riforma Gelmini travolta dall’Onda e dai sondaggi


Travolta dall’Onda e affondata dai
dati sullo sciopero della scuola del 30 ottobre scorso, nonche dalle proteste
del Pd, Mariastella Gelmini ha fatto retromarcia. Proprio alla vigilia della nuova protesta del mondo della scuola.Il maestro unico sarà un optional, ci sara ma solo se le famiglie lo chiederanno. Alle medie, temposcuola piu corto di 2 ore. Congelato persino l’incremento del numero massimo di alunni per classe. Mentre la tanto sbandierata riforma delle superiori (licei, tecnici e professionali) slitta di un anno: arrivederci al 1˚ settembre 2010 e non piu come previsto dal 2009.

In pratica, hanno vinto i sindacati (Flc-Cgil in primis), le Regioni, l’opposizione, i comitati dei genitori, gli studenti e le maestre. Ha perso la Gelmini, che ha dovuto pagare lo scotto di aver fatto perdere a Berlusconi punti di gradimento nei sondaggi.

(Da l'Unità del 12 dicembre 2008, vignetta di Sergio Staino)

sabato 29 novembre 2008

Caffè di traverso...


Se la mattina vi alzate, vi fate la doccia, vi presentate al cospetto della giornata con dei buoni propositi, forse dovreste evitare di collegarvi su Canale 5, per evitare che il caffè vi vada di traverso. Si è arrivati ad un punto dove ormai, sembra essersi realizzato magicamente, quel progetto di rinascita democratica che tanto aveva attanagliato i sogni di molti potenti. Oggi, l'intrattenimento e l'informazione (o presunta tale) si fondono in molte trasmissioni, ma la più "bella" e completa di tutte e sicuramente Mattino 5, condotta da Barbara D'Urso e un parterre d'eccezione tra i quali figura anche il noto giornalista Filippo Facci, che con l'aria di uno che è stanco di ripetere cose ovvie, arringa le masse di Mediaset con diverse tipologie di momenti. A volte si presenta con una rassegna stampa, piuttosto smilza in realtà, ma non si vuole annoiare la casalinga di Voghera, o addirittura, l'editoriale parlato. E così, tra un flirt dei vip e un sedicente giallo irrisolto, il telespettatore può usufruire di un commento sull'attualità politica molto "disinteressato".
Così, dalle reti gestite dalla famiglia del Presidente del Consiglio, possiamo sentire che l'opposizione è allo sbando, che Veltroni «sta facendo un errore dopo l’altro»; ma ci insinua un dubbio, tratto da un ragionamento che non fà davvero una piega: «ma siamo sicuri che ci sia solo da compiacersene? Veltroni deve scontare tutti gli errori commessi: ma siamo certi che il disfacimento del suo progetto sia interamente una buona notizia?»
Qui il dubbio sorge spontaneo. Direi che più di un telespettatore si sarà preso un paio di minuti per fare questa fondamentale riflessione con calma. Fortunatamente, la questione si sposta su faccende più significative : «mortale errore, non è andato da solo: s’è portato dietro il cane da guardia, uno che abbaia tutto il tempo, copre ogni tua parola, ti frega la bistecca dal piatto. Imbarcò Di Pietro per avere una minima possibilità di vittoria: ma era persa in partenza, perché Berlusconi era fortissimo e perché il governo Prodi era stato una sciagura. » Un'altra perla regalata agli spettatori che potranno certamente godere di tutta questa saggezza. Di Pietro se lo sarebbero presi per avere un aminima percentuale di vittoria. Insomma, Walter era disperato e doveva vincere. ma poi è lo stesso Facci a proporci l'antitesi a esser buoni o ad autosmentirsi andando contro al suo "impeccabile" ragionamento: «Fanno ridere, ora, quelli che imputano al loro segretario d’averli abbindolati: siamo seri, il progetto di Veltroni non è mai stato vincere delle elezioni che avrebbe perso anche un Berlinguer redivivo; il suo progetto era fondare una sinistra moderna, occidentale, credibile, un avversario e non un nemico.»

Insomma, voleva vincere, ma non voleva vincere. A parte la dubbia credibilità di parlare male di una opposizione dalla tribuna che ti ha concesso il governo, non si capisce dove fosse il tanto professato diritto di replica che emerge ovunque si faccia una trasmissione dove ci si permette di criticare il governo.
Insomma, nulla da dire, una gran bella trasmissione. Del resto è quella stessa rete che ci propone un modello educativo alla Grande Fratello, dove il gioco d'azzardo è una cosa bellissima, il tg è meglio se ci sono meno notizie e più culi e ricette e alla quale la Rai sembra essere stata felicissima di aggiornarsi.

Non bastasse, scopro, appena uscito di casa che lo stesso editoriale era pubblicato uguale identico, parola per parola la mattina stessa sul Giornale. Forse c'entra qualcosa che fanno parte dello stesso patrimonio "di famiglia".

In definitiva...meno male che Facci c'è, se no, come faremo a renderci conto di quanto profondamente deviata sia la libertà d'informazione in Italia.

Contributo inviato da Ivan Astorelli

domenica 26 ottobre 2008

Università, il business dei laureati precoci


Tasic, un serbo di 19 anni, è finito su tutti i giornali del mondo perché, partito per l'America per studiare, ha preso la laurea e pure il dottorato in otto giorni? Noi italiani, di geni, ne abbiamo a migliaia. O almeno così dicono i numeri, stupefacenti, di alcune università. Numeri che, da soli, rivelano più di mille dossier sul degrado del titolo di «dottore». I «laureati precoci», studenti straordinari che riescono a finire l'università in anticipo sul previsto, ci sono sempre stati. È l'accelerazione degli ultimi anni ad essere sbalorditiva. Soprattutto nei corsi di laurea triennali, dove i «precoci» tra il 2006 e il 2007, stando alla banca dati del ministero dell'Università, sono cresciuti del 57% arrivando ad essere 11.874: pari al 6,83% del totale. Tema: è mai possibile che un «dottore» su 14 vada veloce come Usain Bolt? C'è di più: stando al rapporto 2007 sull'università elaborato dal Cnvsu, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, quasi la metà di tutti questi Usain Bolt, per la precisione il 46%, ha preso nel 2006 l'alloro in due soli atenei. Per capirci: in due hanno sfornato tanti «dottori» quanto tutti gli altri 92 messi insieme. Quali sono queste culle del sapere occidentale colpevolmente ignorate dalle classifiche internazionali come quella della Shanghai Jiao Tong University secondo cui il primo ateneo italiano nel 2008, La Sapienza di Roma, è al 146˚ posto e Padova al 189˚? Risposta ufficiale del Cnvsu: «Stiamo elaborando i dati aggiornati per la pubblicazione del rapporto 2008. Comunque i dati sui laureati sono pubblici e consultabili sul sito dell'ufficio statistica del Miur». Infatti la risposta c'è: le culle del sapere che sfornano più «precoci» sono l'Università di Siena (494ª nella classifica di Shanghai) e la «Gabriele D'Annunzio» di Chieti e Pescara, che non figura neppure tra le prime 500 del pianeta. Numeri alla mano, risulta che dall'ateneo abruzzese, che grazie al contenitore unico di un'omonima Fondazione presieduta dal rettore Franco Cuccurullo e finanziata da molte delle maggiori case farmaceutiche (Angelini, Kowa, Ingenix, Fournier, Astra Zeneca, Boheringer, Bristol- Myers...), conta su una università telematica parallela non meno generosa, sono usciti nel 2007 la bellezza di 5.718 studenti con laurea triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati, nell'anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi. Quanto all'ateneo di Siena, i precoci nel 2007 sono risultati 1.918 su un totale di 4.060 «triennali»: il 47,2%. La metà.

Ancora più sorprendente, tuttavia, è la quota di maschi: su 1.918 sono 1.897. Contro 21 femmine. Come mai? Con ogni probabilità perché alla fine del 2003 l'Università firmò una convenzione coi carabinieri che consentiva ai marescialli che avevano seguito il corso biennale interno di farsi riconoscere la bellezza di 124 «crediti formativi». Per raggiungere i 148 necessari ad ottenere la laurea triennale in Scienza dell'amministrazione, a quel punto, bastava presentare tre tesine da 8 crediti ciascuna. E il gioco era fatto. Ma facciamo un passo indietro. Tutto era nato quando, alla fine degli anni Novanta, il ministro Luigi Berlinguer, adeguando le norme a quelle europee, aveva introdotto la laurea triennale. Laurea alla portata di chi, avendo accumulato anni d'esperienza nel suo lavoro, poteva mettere a frutto questa sua professionalità grazie al riconoscimento di un certo numero di quei «crediti formativi» di cui dicevamo. Un'innovazione di per sé sensata. Ma rivelatasi presto, all'italiana, devastante. Colpa del peso che da noi viene dato nei concorsi pubblici, nelle graduatorie interne, nelle promozioni, non alle valutazioni sulle capacità professionali delle persone ma al «pezzo di carta», il cui valore legale non è mai stato (ahinoi!) abolito. Colpa del modo in cui molti atenei hanno interpretato l'autonomia gestionale. Colpa delle crescenti ristrettezze economiche, che hanno spinto alcune università a lanciarsi in una pazza corsa ad accumulare più iscritti possibili per avere più rette possibili e chiedere al governo più finanziamenti possibili. Va da sé che, in una giungla di questo genere, la gara ad accaparrarsi il maggior numero di studenti è passata attraverso l'offerta di convenzioni generosissime con grandi gruppi di persone unite da una divisa o da un Ordine professionale, un'associazione o un sindacato. Dai vigili del fuoco ai giornalisti, dai finanzieri agli iscritti alla Uil. E va da sé che, per spuntarla, c'è chi era arrivato a sbandierare «occasioni d'oro, siore e siore, occasioni irripetibili». Come appunto quei 124 crediti su 148 necessari alla laurea, annullati solo dopo lo scoppio di roventi polemiche. Un andazzo pazzesco, interrotto solo nel maggio 2007 da Fabio Mussi («Mai più di 60 crediti: mai più!») quando ormai buona parte dei buoi era già scappata dalle stalle. Peggio. Perfino dopo quell'argine eretto dal predecessore della Gelmini, c'è chi ha tirato diritto. Come la «Kore» di Enna che, nonostante il provvedimento mussiano prevedesse che il taglio dei crediti doveva essere applicato tassativamente dall'anno accademico 2006-2007, ha pubblicato sul suo sito internet il seguente avviso: «Si comunica che, a seguito della disposizione del ministro Mussi, l'Università di Enna ha deciso di procedere alla riformulazione delle convenzioni» ma «facendo salvi i diritti acquisiti da coloro che vi abbiano fatto esplicito riferimento, sia in sede di immatricolazione che in sede di iscrizione a corsi singoli, nell'ambito dell'anno accademico 2006-2007».

Bene: sapete quanti studenti risultano aver preso la laurea triennale nell'ateneo siciliano in meno di due anni grazie ad accordi come quello con i poliziotti (76 crediti riconosciuti agli agenti, 106 ai sovrintendenti e addirittura 127 agli ispettori) che volevano diventare dottori in «Mediazione culturale e cooperazione euromediterranea»? Una marea: il 79%. Una percentuale superiore perfino a quella della Libera università degli Studi San Pio V di Roma: 645 precoci su 886, pari al 73%. E inferiore solo a quella della Tel.M.A., l'università telematica legata al Formez, l'ente di formazione che dipende dal Dipartimento della funzione pubblica: 428 «precoci» su 468 laureati. Vale a dire il 91,4%. Che senso ha regalare le lauree così, a chi ha l'unico merito di essere iscritto alla Cisl o di lavorare all'Aci? È una domanda ustionante, da girare a tutti coloro che hanno governato questo Paese. Tutti. E che certo non può essere liquidata buttando tutto nel calderone degli errori della sinistra, come ha fatto l'altro ieri Mariastella Gelmini dicendo che di tutte le magagne universitarie «non ha certo colpa il governo Berlusconi che, anzi, è il primo governo che vuol mettere ordine». Sicura? Certo, non c'era lei l'altra volta alla guida del ministero. Ma la magica moltiplicazione delle università (soprattutto telematiche), la corsa alle convenzioni più assurde e il diluvio di «lauree sprint», lo dicono i numeri e le date, è avvenuta anche se non soprattutto negli anni berlusconiani dal 2001 al 2006. E pretendere oggi una delega in bianco perché «non si disturba il manovratore», è forse un po' troppo. O no?

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

venerdì 24 ottobre 2008

Riflessioni su libertà e paura


Spesso può accadere che, dopo una giornata spesa a lavorare, magari dietro una scrivania, a contatto col pubblico, davanti ad un PC, a studiare sui libri o davanti ad un nastro trasportatore, si torni a casa, e si cerchi relax. E nell'isola di relax che ci si trova, se se ne trova il tempo, la lettura o l'ascolto dei telegiornali sono attimi preziosi.

Ed è proprio allora che inizia il divertimento: dichiarazioni tanto decise e infervorate da poter essere poi smentite con la massima calma e tranquillità, che suonano come dichiarazioni di guerra, nell’affermazione di una libertà proclamata. Ma quella che governa è la paura, e diffondere il terrore sembra sia diventata una disciplina olimpica apprezzata a livello mondiale. E paura genera paura. Ma, soprattutto, la paura vende.

Paura dell’altro-da-sé, paura della recessione economica, paura di non farcela.

Forse dunque è per questo che, per paura di non avere la situazione sotto controllo, si inizia a limitare, almeno a parole, la libertà, o almeno lo si sostiene con convinzione.

Credo che il modo di agire potrebbe essere ben diverso. Riporto qui di seguito un discorso di Alcide De Gasperi che mi sembra esemplificativo della tensione verso democrazia, libertà e all’impegno. pur riferendosi alla scelta tra Monarchia e Repubblica, appare estremamente attuale:



La domanda vera è questa: «Volete instaurare la Repubblica, cioè, vi sentite capaci di assumere su voi, popolo italiano, tutta la responsabilità, tutto il maggior sacrificio, tutta la maggiore partecipazione che esige un regime, il quale fa dipendere tutto, anche il Capo dello Stato dalla vostra personale decisione, espressa con la scheda elettorale?
Se rispondete sì, vuole dire che prendete impegno solenne, definitivo per voi e per i vostri figli di essere più preoccupati della cosa pubblica di quello che non siete stati finora, d'aver consapevolezza che essa è cosa vostra e solo vostra, di dedicarvi ore quotidiane di interessamento e di lavoro; ma soprattutto vorrà dire che avete coscienza di potere con la vostra opera difendere nella Repubblica la libertà che è il bene supremo, la libertà di coscienza del cittadino in tutti i campi di fronte allo Stato, ai partiti, alla collettività sociale, la libertà di essere ciascuno padrone in casa vostra. E avete la coscienza che questa forma dello Stato non minaccia, ma rafforza l'unità del paese.1



Si parla spesso di ‘strategia del terrore’, perché c'è sempre qualcosa che ci fa paura affrontare. Fa comodo chiudersi e vedere quel che ci sta accanto. E una visione miope della realtà impedisce di considerare le cose importanti: si smette di investire, si smette di pensare al futuro, a coltivare una società che guardi al di là del proprio naso, non necessariamente la società del "Mulino Bianco", ma una società che si impegni con coerenza, che integri meglio che può, in uno scambio di idee e di culture, insieme all’altro, allo straniero, e non separata da esso.

Penso che il futuro ci chiami ad agire, non a reprimere la novità, al dialogo, alla sfida. E se non investiamo noi nel nostro futuro, o su quello che sarà dei posteri, chi lo farà?

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1 Il testo integrale del discorso è reperibile sul sito Internet www.degasperi.net/show_doc.php?id_obj=1733&sq_id=0.
Contributo inviato da Alessandro Zocchi