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giovedì 7 aprile 2011

Difendere l'ospedale di Trecenta

Nuove minacce di tagli ai servizi del San Luca

Come avrete visto in questi giorni dalla stampa locale, il San Luca ha rischiato per l'ennesima volta di subire una riduzione di servizi.

La Giunta Regionale, in questi anni, con malaugurata coerenza, ha portato avanti un lento ma inesorabile ridimensionamento del nostro ospedale tagliando servizi, personale e reparti, con il chiaro intento di depotenziare una struttura pubblica a favore delle sanità privata.
Oggi il momentaneo dietro front degli assessori del PDL sull'ipotesi di chiusura della casa del parto, non ci deve affatto rassicurare. Pdl e Lega sono semplicemente preoccupati che la forte mobilitazione dei cittadini possa danneggiarli nelle prossime elezioni amministrative.
La Segreteria Provinciale del Partito Democratico, in collaborazione con il circolo intercomunale di Trecenta (Canda, Salara, Trecenta, Giaciano con Baruchella, Bagnolo di Po e Castelguglielmo) organizza una serata in difesa del servizio ospedaliero del San Luca.

l'iniziativa si terrà

GIOVEDI' 21 aprile ore 21.00
presso la sala Civica di Bagnolo Po

interverranno:

Diego Crivellari, Segretario Provinciale PD
Antonio Bombonato, Presidente della conferenza sei sindaci dell'Ulss 18
Marinella Mantovani, Assessore Provinciale alle politiche sociali e servizi sociali
Graziano Azzalin, Consigliere Regionale PD
Tiziana Virgili, Presidente della Provincia

domenica 11 ottobre 2009

Il 31 ottobre manifestazione per la sanità in Polesine

Cittadini e personale della Sanità
MANIFESTAZIONE a tutela del diritto alla salute
SABATO 31 OTTOBRE 2009
- ore 9.00 - Concentramento davanti al piazzale Ospedale di Rovigo
- ore 9.30 – Partenza corteo
- ore 11.00 – Arrivo Piazza G. Garibaldi


La Cgil, Funzione Pubblica, da mesi sta raccogliendo i segnali di malessere che vengono dalla società polesana. Ora ha indetto questa manifestazione. E' importante partecipare.
Pubblico di seguito il testo del volantino diffuso dalla Cgil-FP. Ho evidenziato in grassetto le parti che mi sembrano più significative.

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Diventa sempre più importante che di fronte al dilagante concetto che la sanità è un costo, si sovrapponga una forza che al mero concetto finanziario coniughi il diritto costituzionalmente sancito alla salute, senza alcuna distinzione.
La Regione Veneto parla di riduzione delle liste di attesa, di garanzia dei livelli di assistenza, di migliori servizi al cittadino, nella realtà invece si continua a tagliare e nelle Aziende Sanitarie non ci sono operatori neanche per programmare i turni, le ferie e sostituire le malattie.

Molti reparti ospedalieri hanno gravi carenze di personale. Conseguentemente diminuisce il tempo per l’assistenza e la cura di chi sta male.
Si smobilitano i servizi nei punti sanità e nel territorio, aumentando i disagi della popolazione più debole e affossando definitivamente la prevenzione.
Nella nostra Provincia le difficoltà si acuiscono maggiormente, dove, per l’alto tasso di anziani e un territorio ampio e poco popolato, il costo sanitario procapite aumenta.
Tale situazione vede scelte tecniche e politiche che lentamente hanno impoverito i servizi sul territorio con riduzione e chiusura dei servizi e che hanno impoverito i due ospedali periferici concentrando sempre più attività nel capoluogo, in un concetto che vede aumentare gli investimenti sull’ospedale provinciale a scapito della periferia e del territorio.
Ma anche nello stesso nosocomio di Rovigo i problemi non mancano, sembra passare un’idea molto "manageriale" e fredda, per cui, per fare buona sanità, basta spendere un po’… magari un bel po’ di soldi nelle strutture murarie, appropriarsi delle tecnologie più avanzate, acquistare apparecchiature sofisticatissime. Tutte cose utili, utilissime. Siamo d’accordo. Ma se continuiamo a chiudere gli occhi e le orecchie davanti alle tante segnalazioni del personale sulla insostenibilità dei carichi di lavoro, sulla necessità di riorganizzare i servizi tenendo conto del fattore umano, sia utente che dipendente, non andiamo lontano.
Parlare di qualità del servizio sanitario, significa valorizzare le lavoratrici ed i lavoratori del settore, mettere al centro il lavoro di queste persone, avendo ben presente che, per larga parte è dalle loro capacità, dalla loro professionalità che dipende il livello delle prestazioni.

MA QUALE SANITA’ CI STA ATTENDENDO…?

In questi mesi come Funzione Pubblica CGIL abbiamo iniziato una campagna di informazione rivolta a tutti i cittadini ed una raccolta firme tra i lavoratori delle due ULSS Polesane, con l’intento di denunciare la grave situazione in cui sta versando il personale e conseguentemente quanto questo sia direttamente proporzionale alla qualità dei servizi erogati.
La lettera, sottoscritta da circa 1300 dipendenti (ad Adria la raccolta termina nei prossimi giorni), ed indirizzata ai due Direttori Generali e all’Assessore Regionale, ha come finalità ottenere un ripensamento sulle politiche del personale ed un’inversione di rotta rispetto all’attuale tendenza fatta di tagli e riduzioni.
La buona riuscita dell’iniziativa non basta.
Bisogna creare una saldatura tra operatori sanitari e cittadini finalizzata a creare la spinta necessaria affinché si crei un tavolo dove parti sociali, rappresentanti delle associazioni, politica e direzioni delle ULSS si siedano a discutere e confrontarsi sulla nostra sanità, sul nostro diritto alla salute.

Ecco perché come Funzione Pubblica chiediamo a tutta la CGIL, a tutti gli altri Sindacati, a tutta la Politica, a tutte le Associazioni di volontariato e a tutti i cittadini, di aderire alla manifestazione del 31 ottobre dove con una sola voce saremo a chiedere una Sanità più vicina ai bisogni delle persone e più attenta alle proposte dei Sindaci e delle istituzioni polesane, a cui chiediamo, insieme a tutte le forze politiche, di sostenere questa battaglia di civiltà, per il diritto dei nostri cittadini ad una sanità pubblica e di qualità....PER STAREBENE.

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venerdì 22 maggio 2009

Documentario sul Verzaro

Segnalo questo documentario, a cura di Rosalba Lazzarin (Legambiente, Adria), Paolo Rabacchin (Apida, Badia Polesine) e Claudio Vallarini (WWF, Badia Polesine), ricco di informazioni sullo Stadio ex 'Polisportivo del Littorio-O.Verzaro' di Badia Polesine. Un bene architettonico e storico da salvare.

Clicca su http://www.youtube.com/watch?v=8CuMb10d_Bo (durata, 5'28'').

giovedì 30 ottobre 2008

Tra debiti e divieti i Comuni non fanno opere pubbliche

Corriere della Sera

ROMA- Il sindaco di Benevento Fausto Pepe, già esponente di spicco dell'Udeur di Clemente Mastella, avrebbe volentieri fatto a meno della bacchettata che la Corte dei conti ha assestato alla sua amministrazione il 24 luglio scorso. Purtroppo però, anche il suo comune è scivolato nel tritacarne dei derivati: ad agosto dello scorso anno ha dovuto negoziare un nuovo contratto, visto che l'operazione di swap stipulata l'anno prima avrebbe potuto determinare una perdita di oltre nove milioni di euro. E adesso, pure sperando che il calo dei tassi gli dia una mano, comunque non ha da scialare. Come molte altre amministrazioni locali. Certamente però se i margini di intervento dei comuni italiani per finanziare in proprio le opere pubbliche locali si sono ristretti tragicamente negli ultimi anni non è soltanto per la scelta, talvolta sconsiderata, di affidarsi alla finanza creativa nella speranza di fare un pò di cassa, salvo poi rischiare il dissesto. Il fatto è, sostiene il rapporto sulle opere pubbliche pubblicato da Intesa San Paolo, che "nonostante i proclami di crescente autonomia da assegnare alle amministrazioni decentrate, sono stati posti in essere interventi legislativi tali da ridurre al minimo gli spazi di manovra degli enti territoriali".

Il risultato è che al 31 dicembre dello scorso anno i loro investimenti erano scesi al livello del 2004, anno nel quale avevano toccato un livello del 38% superiore a quello del 2000. Tutto questo mentre il fabbisogno di infrastrutture locali è in crescita fortissima. In Lombardia è superiore dell'11% circa rispetto alla media nazionale, quasi come in Veneto, dove il gap risulta del 13%. Ma nel Lazio il fabbisogno è pari al 142,5% della media nazionale, in Puglia al 168,3% in Campania al 171,1% e in Sicilia arriva al macroscopico dato del 220%. Puglia, Campania, e Sicilia, d'altra parte, sono anche le regioni nelle quali allo stato attuale appare più difficile che altrove mettere in moto finanziamenti. E non a caso sono quelle dove negli ultimi anni gli enti locali sono riusciti a spendere meno soldi. A fronte degli 881 euro procapite investiti in infrastutture in Trentino-Alto Adige nel 2006, le amministrazioni della Campania hanno potuto spendere soltanto 342 euro, contro 209 euro della Puglia e della Sicilia. Tirando le somme, al Sud la spesa per le infrastrutture locali è risultata del 20% inferiore rispetto alla media nazionale.
"Ad aggravare la posizione finanziaria dei Comuni con riferimento alla spesa per investimenti", è scritto nel rapporto curato da Laura Campanini e Fabrizio Guelpa di Intesa San Paolo e da Ref (Ricerche per l'economia e la finanza), "concorre in modo grave il disposto, introdotto convulsamente in fase di conversione" del decreto di luglio sulla manovra economica, "che inibisce l'uso dei proventi da dismissione per il finanziamento della spesa per investimenti". In sostanza, mentre l'articolo 58 di quel provvedimento quasi impone agli enti locali la dismissione del patrimonio non funzionale all'attività, una norma successiva impedirebbe di investire il ricavato. Se questo divieto non venisse rimosso, argomenta il documento, potrebbe venire meno "una qouta pari al 38% della spesa per opere pubbliche degli enti locali". Lo studio considera tuttavia "non meno compromettenti per il finanziamento degli investimenti" le norme che "hanno ridotto l'autonomia tributaria dei Comuni e, di conseguenza, la loro capacità di prendere a prestito".
Giro di vite che ha a che fare con un altro vincolo previsto dal decreto di luglio. Si tratta del divieto imposto ai Comuni di aumentare i propri debiti oltre una determinata soglia. Ipotizzando che questo limite venga fatto coincidere con l'attuale media nazionale, il rapporto giunge alla conclusione che "ai Comuni del Centro-Nord verrà inibito l'uso del debito nei prossimi anni, mentre quelli del Mezzogiorno conservano qualche spazio di manovra".
In questo caso si produrrebbe la curiosa situazione per cui i Comuni del Piemonte, della Liguria e del Lazio si troverebbero a essere più in difficoltà rispetto agli enti locali della Sicilia, della Sardegna e del Molise.

Sergio Rizzo